Imposta di soggiorno all’esame delle sezioni Unite della Corte dei Conti.
I giudici, con la sentenza 22 settembre 2016 n. 22 disegnano il ruolo di chi è designato ricevimento, hotel, alberghia riscuotere l’imposta di soggiorno dal regolamento comunale – gli albergatori – e chiariscono che essi non sono sostituti nè responsabili d’imposta ma, in quanto agenti contabili, sono tenuti a rispondere giudizialmente della gestione. Dirigenti e funzionari che non controllano il loro lavoro, inoltre, vanno ritenuti responsabili sono il profilo amministrativo.

Le risposte della Corte
I giudici hanno analizzato tre aspetti in materia di tassa di soggiorno, preoccupandosi di rispondere alle questioni sollevate dalla sezione giurisprudenziale per la Regione Abruzzo:

  1. la qualificazione come “agenti contabili” dei gestori delle strutture ricettive secondo il regolamento comunale;
  2. L’individuazione dell’agente contabile tenuto alla presentazione del conto;
  3. le modalità di rendicontazione e di riscontro di regolarità della gestione nel giudizio (imposta dovuta, riscossa, versata) anche rispetto ai criteri statistici di rilevazione delle presenze turistiche e al contenuto delle dichiarazioni periodiche presentate al Comune.

Cos’è l’imposta di soggiorno
L’articolo 4 del decreto legislativo 14 marzo 2011 n. 33 attribuisce ai comuni capoluogo di provincia, alle unioni dei comuni e ai comuni inclusi negli elenchi regionali delle località turistiche o città d’arte la facoltà di istituire un’imposta a carico di coloro che alloggiano nelle strutture ricettive situate nel proprio territorio.
I Comuni possono, con proprio regolamento, disciplinare le ulteriori modalità applicative del tributo secondo le indicazioni dell’articolo 4 del Dlgs n. 23/2011.

In genere, il gestore della struttura ricettiva riceve l’importo dai propri ospiti e rilascia una ricevuta delle somme riscosse; nei 30 giorni dalla fine di ciascun mese, lo stesso gestore riversa al comune delle imposte riscosse.

Le indicazioni della Corte
Per i giudici chiamati a far chiarezza sui compiti dei titolari delle strutture ricettive, gli albergatori non vanno considerati sostituti o responsabili d’imposta ma agenti contabili. Questo significa che non sono responsabili della riscossione dell’imposta di soggiorno ma sono “solo” obbligati al versamento del tributo nel caso in cui le somme siano corrisposte dagli ospiti.

In attesa dell’emanazione del regolamento governativo che dovrà fornire indicazioni di dettaglio sull’applicazione della norma, la Corte dei Conti sottolinea la necessità che si individuino all’interno delle strutture comunali delle figure professionali «incaricate alla puntuale e tempestiva verifica della corretta e completa esposizione nel conto giudiziale della gestione svolta dall’agente contabile (l’albergatore, ndr), potendo l’eventuale omissione o inadeguato svolgimento delle prescritte verifiche dare ingresso a responsabilità amministrative».

Le parti 
I soggetti passivi del rapporto tributario sono esclusivamente coloro che alloggiano nelle strutture ricettive. Di conseguenza, il gestore è estraneo dal rapporto tributario. Il rapporto intercorre esclusivamente tra il Comune – soggetto attivo – e l’alloggiante – soggetto passivo mentre con il gestore il comune si rapporta come destinatario giuridico delle somme incassate, fuori dal rapporto tributario seppure funzionale e necessario per il suo instaurarsi: un rapporto di servizio, quindi, inquadrato nei compiti «eminentemente contabili» rispetto ai quali assumono centralità e importanza la riscossione dell’imposta e il suo riversamento mentre l’informazione al cliente e il report sul’attività svolta sono strumentali per la riscossione e la verifica da parte del Comune dell’adempimento.

L’albergatore maneggia denaro pubblico (derivante da un’imposta di scopo qual è quella di soggiorno) ed è di per sè obbligato a rendere conto del modo legale in cui lo ha gestito.

Per il gestore inadempiente, però, è possibile prevedere una sanzione amministrativa per la violazione delle disposizioni dei regolamenti comunali e non una sanzione con natura tributaria.
Il regolamento comunale, inoltre stabilisce se la tipologia di conto giudiziale sia di cassa o anche di diritto, non essendo possibile generalizzare.

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