Il Consiglio di Stato stigmatizza la chiusura degli uffici postali nelle frazioni: il criterio economico non può essere elevato a parametro esclusivo per decidere la chiusura o la variazione d’orario d’apertura degli uffici.

ufficio postale, pacco, postaL’affermazione di Palazzo Spada dell’obbligatorietà di garantire il servizio postale universale è alla base dell’accoglimento dei ricorsi proposti da otto Comuni dell’Emilia Romagna che, impugnando la sentenza del Tar Emilia Romagna n. 600_2016, ponevano sotto l’occhio dei giudici di secondo grado due ulteriori principi:

  1. la salvaguardia del servizio pubblico come bene sociale;
  2. la gestione efficiente del servizio postale con l’intesa e la cooperazione obbligatoria con gli enti locali interessati.

Il Consiglio di Stato ha affermato il principio in base al quale non sussiste un obbligo di chiusura degli uffici postali diseconomici da parte di Poste Italiane. Quest’ultima, prima di procedere alla razionalizzazione degli uffici, deve ponderare i diversi interessi che comprendono anche le effettive esigenze delle collettività locali come, ad esempio:

  • la composizione della popolazione;
  • i disagi possibili derivanti da una chiusura dell’ufficio;
  • la percorribilità delle strade,
  • i mezzi di trasporto pubblico utilizzabili per raggiungere gli altri uffici.

All’interno delle sentenze, riunite nella n. 2140 del 10 maggio 2017, Il Consiglio di Stato si è espresso anche sulla rimodulazione degli orari di apertura degli uffici postali, ritenendo che Poste Italiane dovrebbe interloquire con le amministrazioni comunali anche per valutare l’impatto delle decisioni sugli orari sulle collettività interessate.

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