La Corte Costituzionale ha dichiarato illegittima la norma che prevede l’automatica attribuzione del cognome paterno al figlio legittimo se la volontà dei genitori è diversa.
In attesa di conoscere il dettaglio delle motivazioni sulle quali la Consulta ha delineato la propria decisione, ricostruiamo gli interventi della Consulta sul vincolo dell’attribuzione automatica del patronimico. (Leggi anche il comunicato della Corte Costituzionale 8 novembre 2016)

genealogico, cognome, famigliaGli interventi della Corte Costituzionale in materia di doppio cognome hanno la maggiore età: la prima volta i giudici delle Leggi intervennero sulla materia 18 anni fa; “solo” dieci anni fa, nel 2006, la Corte invitava il Legislatore a intervenire sulla normativa per rimuovere un vincolo che riteneva «retaggio di una concezione patriarcale della famiglia».

L’obbligo del cognome paterno non è previsto da una norma specifica ma è desumibile indirettamente dal Codice civile (articolo 262, per i figli nati fuori dal matrimonio), dal Regio decreto n. 1238/1939 e dal decreto del Presidente della Repubblica 3 novembre 2000, n. 396.

Fino alla sentenza della Corte europea dei Diritti dell’Uomo (7 gennaio 2014), la Corte Costituzionale non aveva preso una posizione categorica: la definizione come «discriminatoria» della normativa italiana in sede europea aveva stimolato l‘avvio dell’esame parlamentare del Testo Unico della Famiglia che, però, si è arenato in Senato.

La Consulta, chiamata in causa tre volte, è stata “in attesa” dell’evoluzione normativa fino all’ultima pronuncia nella quale, secondo quanto anticipato in via ufficiale dalla stessa Corte, si dichiara l’incostituzionalità dell’obbligo di attribuzione del cognome paterno, legandola alla violazione degli articoli 2 (diritto all’identità personale), 3 (diritto di uguaglianza e pari dignità sociale dei genitori nei confronti dei figli), 29 (diritto di uguaglianza morale e giuridica dei coniugi) e, per deduzione secondo lo svolgersi della trattazione, dell’articolo 117 della Costituzione in relazione a principi contenuti in convenzioni e risoluzioni internazionali.

In pratica
La pronuncia della Consulta non produce ancora alcun effetto. Secondo l’articolo 136 della Costituzione, infatti, l’illegittimità costituzionale di una norma di legge scatta dal giorno successivo alla pubblicazione della sentenza.

In più, senza un regolamento che disciplini la materia non è chiaro come si potrà procedere alla registrazione con il doppio cognome (prima il nome materno o quello paterno? Solo il cognome della madre? Come si trasmettono i doppi cognomi?) e come l’ufficiale di stato civile deve comportarsi nel caso in cui i genitori non siano concordi.

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