La certificazione di invalidità totale o handicap grave da parte della commissione medica pubblica apre alla deduzione delle spese sostenute in spese e cure mediche in dichiarazione dei redditi. L’Agenzia delle Entrate specifica che l’attestazione è sufficiente ad attestare il requisito soggettivo per accedere all’agevolazione.

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I soggetti riconosciuti portatori di handicap hanno diritto a portare in deduzione nella dichiarazione dei redditi ai sensi dell‘articolo 3, comma 3 della legge n. 104/1992.

La precisazione
Invalidità civile e disabilità, spiega la circolare delle Entrate del 23 settembre 2016 n. 79, non sono concetti assimilabili poiché perseguono finalità distinte. La differenza sostanziale è nella valutazione rispetto alla capacità lavorativa – che si sostanzia con il riconoscimento dell‘invalidità civile – al confronto con la valutazione dello stato di gravità delle difficoltà sociali e relazionali di un soggetto che, quando accertato come disabilità, ammette all’accesso a servizi sociali e previdenziali oltre che a particolari trattamenti fiscali.

La discriminante
L’indicatore è il riconoscimento dell’invalidità totale o dell’indennità di accompagnamento prevista solo per le persone con patologie particolarmente gravi, totalmente inabili e che non sono in grado di camminare né di compiere normali atti di vita quotidiana senza un’assistenza continua.

Nel perimetro, anche se fuori da qualsiasi valutazione rispetto alla capacità lavorativa, anche gli ultrasessantacinquenni che possono ricevere l’indennità perché non più in grado di gestirsi in autonomia le normali attività della propria vita.

Per poter portare in deduzione le spese, come previsto dall’articolo 10, comma 1, lettera b) del Tuir, è sufficiente l’attestazione che riconosce il soggetto come portatore di handicap ai sensi della legge n. 104/1992, senza che si sostanzi la condizione di handicap grave indicata nell’articolo 3, comma 3, della stessa legge.

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