La nuova legge, in vigore dal 5 giugno, regolamenta unioni civili e contratti di convivenza che, dal punto di vista normativo, si affiancano al matrimonio tra due persone di sesso diverso e regolano le relazioni.famiglia

Qualche scrittore o regista potrebbe definirlo “l’amore ai tempi del Ddl Cirinnà”, il testo di legge che cambia il diritto di famiglia immettendo nel sistema normativo italiano diritti e doveri per le coppie omosessuali e quelle di fatto.

L’approvazione della legge in Parlamento dovrà essere seguita dai decreti che, nei fatti, indicheranno l’applicazione delle nuove norme. Nel frattempo, vediamo su quali aspetti della vita di relazione a due incide la legge e il confronto con la disciplina del matrimonio.

In cosa consistono

Unione civile
Può intercorrere tra persone dello stesso sesso, maggiorenni, senza rapporti di parentela.

Per stipulare un’unione civile si rende una dichiarazione davanti all’Ufficiale dello Stato Civile e a due testimoni, sulla falsariga di quanto si fa durante il matrimonio. L’atto viene conservato nei registri dello Stato Civile.
Si può decidere di mantenere il proprio cognome, di aggiungere al proprio quello del coniuge o che il cognome di una delle due persone sia comune ad entrambe.

Convivenza di fatto
Si instaurano tra persone di sesso diverso o uguale, con legami affettivi di coppia e di assistenza reciproca morale e materiale.

La convivenza di fatto non è documentata in un atto ma inserisce i dati di entrambi i conviventi nello stesso Stato di famiglia, su richiesta delle parti.
Il cognome di ciascuno resta invariato.

Le regole sui rapporti tra le parti

Unione civile
Diritti e doveri sono gli stessi per entrambi. Coabitazione e reciproca assistenza sono doveri insieme alla contribuzione ai bisogni comuni.

Come nella formula del matrimonio, le due persone concordano l’indirizzo della vita familiare e stabiliscono la residenza della famiglia.

Convivenza di fatto
I conviventi sono tenuti all’assistenza reciproca e alla coabitazione.

Diversa invece la questione della contribuzione e partecipazione alle spese: essa può essere disciplinata in un contratto di convivenza.

I rapporti patrimoniali

Unione civile
L’instaurarsi di un’unione civile ammette di riflesso il regime di comunione legale dei beni.
Eventualmente si può scegliere la separazione dei beni con la stipula, di fronte a un notaio e a due testimoni, una convenzione matrimoniale che va annotata a margine dell’atto istitutivo dell’unione.

Convivenza di fatto
Non esiste un regime patrimoniale legale.
Eventualmente si può stipulare un contratto di convivenza che va autenticato da un notaio o da un avvocato. Se però l’atto disciplina le proprietà sui beni immobili, ci si può rivolgere solo a un notaio per la redazione e l’autenticazione.

Resta possibile pianificare i rapporti patrimoniali con le altre tipologie di atto come le donazioni, atti di destinazione….

E se non si va più d’accordo?

Unione civile
Trovano applicazione, se compatibili, le norme di disciplina del divorzio. La volontà di sciogliere l’unione può essere dichiarata anche separatamente davanti all’’Ufficiale di Stato civile.

L’unione cessa “d’ufficio” alla morte o se uno dei due ottiene la rettifica dell’attribuzione del sesso all’anagrafe.

Convivenza di fatto
Ciascuno dei due conviventi può recedere dal contratto, scioglibile consensualmente.

Gli effetti cessano inoltre alla morte di uno dei due, se si decide di unirsi in matrimonio o idi istituire un’unione civile (tra loro o con altre persone).

Cure e assistenza

Unione civile
In caso di malattia di una delle due persone, l’altra ha diritto di visitarla e assisterla, avere informazioni ed essere consultata per le terapie da somministrare.

Sarà inoltre la prima scelta nel caso sia necessario nominare un amministratore di sostegno.

Convivenza di fatto
Il convivente può essere designato come amministratore di sostegno e gli può essere affidata la potestà di decidere:

  • in materia di salute nel caso di perdita di capacità di intendere e di volere;
  • rispetto alla donazione di organi, di trattamento del corpo e di celebrazioni funerarie alla morte.

Diritti post mortem

Unione civile
Nel caso di morte, il sopravvissuto avrà diritto a parte quota dell’eredità in relazione al concorso di altri parenti del defunto. Anche in presenza di testamento, gli sarà riconosciuto una quota come per chi è definito legittimario e potrà vivere a vita nella casa di residenza della coppia.

Avrà il diritto alle indennità previste per il decesso del lavoratore dipendente e di subentro nel contratto d’affitto stipulato dal defunto.

Convivenza di fatto
Il convivente ha diritto di subentro nel contratto d’affitto ma non alle indennità per cessazione del rapporto di lavoro.
Potrà abitare nella casa di convivenza per i due anni successivi alla morte (il tempo aumenta fino a cinque anni nel caso di lunghe convivenze).

Non si acquisisce il diritto a quote ereditarie né alle indennità spettanti in caso di morte del lavoratore dipendente.
Solo il testamento potrà disciplinare l’eredità dei conviventi.

 

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