L’Agenzia delle Entrate ammette i “servizi integrativi” tra le spese rientranti tra le detrazioni Irpef per un importo annuo massimo di 400 euro per alunno o studente. Il beneficio interessa l’assistenza al pasto e il doposcuola perché direttamente collegate alla frequenza scolastica ma non quelle trasporto scolastico.

5 per milleIl servizio di refezione scolastica è detraibile, aveva detto chiaramente la circolare 2 marzo 2016 n. 3 dell’Agenzia delle Entrate.
In detrazione vanno portati anche, ai sensi dell‘articolo 15, comma 1, lettera e-bis del Tuir, i contributi obbligatori, quelli volontari e le altre erogazioni liberali, deliberati dagli istituti scolastici o dai loro organi e sostenuti per la frequenza scolastica, comunque diversi da quelli versati per le finalità di cui alla lettera i-octies dello stesso articolo 15, ossia innovazione tecnologica, edilizia scolastica e universitaria, ampliamento dell’offerta formativa.

A seguito della richiesta di chiarimento su quella circolare, le Entrate avevano specificato che la detrazione per la mensa è possibile anche quando il servizio di ristorazione non sia stato deliberata dagli organi di istituto ma reso attraverso il Comune o altri soggetti terzi rispetto alla scuola stessa.

Poiché l’obiettivo della norma è ridurre il peso delle spese di frequenza scolastica, tra i cedolini da conservare e indicare in fase di dichiarazione dei redditi rientrano quelli per le spese in servizi scolastici integrativi.
Quali sono? Per esempio il pre e post scuola o l’assistenza al pasto perché, anche se forniti in orario extracurricolare, sono strettamente collegati alla frequenza scolastica.

Diversa la questione per il trasporto scolastico. La risoluzione 4 agosto 2016 n. 68/E spiega che lo sconto d’imposta non è applicabile perché determinerebbe una discriminazione nei confronti di chi utilizza i mezzi pubblici e non avrebbe diritto ad alcuna agevolazione.

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