Il ministero dell’Interno ha iniziato a diramare le prime indicazioni operative per traslare il dettato normativo in pratica. Al momento, è stata affrontata solo la questione relativa alle convivenze di fatto, la cui annotazione non comporta, di per sè, la regolazione dei rapporti patrimoniali tra i conviventi per i quali si demanda a un contratto di convivenza. Per le unioni civili, in attesa che il Viminale specifichi le istruzioni operative gli ufficiali di stato civile possono fornire alcune informazioni sul testo di legge.

famigliaLa costituzione formale della convivenza di fatto è una possibilità (non un obbligo per chi già convive) introdotta dalla legge Cirinnà, dal nome del primo proponente.

Ovviamente non bisogna essere coniugati o uniti civilmente con un’altra persona.

I due conviventi possono utilizzare questo nuovo strumento, particolarmente “agile”, per far risultare un nuovo rapporto di parentela nella propria scheda anagrafica, legato a persone che hanno la stessa residenza e sono legate da un vincolo affettivo.
Per farlo sarà sufficiente compilare l’istanza presso l’ufficio anagrafe del Comune di residenza, cui va aggiunto il cambio di residenza qualora non si abbia già la residenza presso lo stesso indirizzo.
Nelle 48 ore successive l’istanza sarà registrata in anagrafe.

L’ufficio anagrafe potrà rilasciare un certificato dove si evidenzia lo stato di “convivente di fatto” o si specifica  lo stato di “convivente di fatto che ha stipulato un contratto di convivenza”.

A tutela della corretta regolazione patrimoniale tra le parti, per i contratti di convivenza la legge prevede l’assistenza di un notaio o di un avvocato che rediga il testo, autentichi le firme dei conviventi e invii il contratto all’ufficio anagrafe per l’iscrizione. Questo passaggio, rende il contratto opponibile a terzi come accade per la separazione dei beni tra coniugi, ad esempio.

Nel caso in cui la convivenza cessasse, l’iscrizione in anagrafe di un contratto di convivenza obbliga al doppio passaggio (anagrafe/notaio o avvocato) allo stesso modo del procedimento seguito per l’avvio della “formalizzazione” del rapporto: presso la casa comunale per la presentazione dell’istanza di cessazione della convivenza di fatto, presso il professionista per determinare la cessazione degli effetti del contratto.

Per approfondire: la circolare ministero dell’Interno 1 giugno 2016 n. 7 con le prime indicazioni in materia di convivenze di fatto.

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