Se la tintolavanderia è iscritta nell’albo delle imprese artigiane, può mettere in vendita i prodotti connessi alla propria attività. La spiegazione contenuta nella circolare del ministero dello Sviluppo Economico ricostruisce l’impianto normativo e gli eventuali passi aggiuntivi per vendere deodoranti, smacchiatori e prodotti per la cura dei capi d’abbigliamento quando non si è qualificati come artigiani.

lavanderiaLa vendita da parte di una tintolavanderia di prodotti connessi all’attività professionale costituisce senz’altro commercio al dettaglio ma è ammissibile per gli artigiani iscritti all’albo di cui all’articolo 5 della legge 8 agosto 1985 n. 443.

Il ministero dello Sviluppo Economico risponde al quesito presentato dallo Sportello delle imprese del comune di Cremona con la circolare 27 aprile 2016 n. 116663 e chiarisce che non sono necessari adempimenti aggiuntivi affinché in lavanderia si possano acquistare quei prodotti utilizzati per la pulizia e la cura dei capi se esistono in contemporanea due presupposti:

  • esercizio dell’attività di tintolavanderia;
  • iscrizione nell’albo di imprese artigiane.

Nel caso in cui manchi la qualifica di impresa artigiana, infatti, entrano in gioco le norma del Titolo III Dlgs 114/1998: la vendita al dettaglio non può essere svolta senza aver presentato l’apposita Scia prescritta per gli esercizi di vicinato o aver conseguito i titoli autorizzativi prescritti dalla disciplina commerciale.

Per approfondire: il testo completo della circolare Mise

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