Per assumere colf, badanti, baby sitter e altri lavoratori domestici è necessario versare loro i contributi previdenziali all’Inps, per non incorrere in pesanti sanzioni. Il pagamento avviene ogni tre mesi e l’importo va calcolato sulla base delle ore retribuite nel trimestre e della retribuzione oraria effettiva.

Come si calcolano i contributi
Sul sito dell’Inps è disponibile un software di simulazione per il calcolo dell’importo esatto da versare ai lavoratori domestici per contributi, tredicesima e ferie.

Come si effettua il pagamento
Vanno rispettate determinate scadenze trimestrali e il versamento può essere effettuato:

  • bollettini MAV inviati direttamente dall’Inps;
  • procedura online del Portale dei Pagamenti, utilizzando la modalità “Pagamento immediato pagoPA” con carta di credito o debito, con prepagata oppure con addebito in conto;
  • soggetti aderenti al circuito Reti Amiche.

Retribuzione e contributi: un esempio pratico
Se la retribuzione oraria concordata è, ad esempio, di 8 euro, per 30 ore a settimana e 6 giorni lavorativi, completi di vitto e alloggio, il calcolo è il seguente:

  • l’indennità giornaliera di vitto e alloggio per il 2017 è di 5,48 euro, quindi la quota oraria è di 5,48 euro x 6 gg/30 ore = 1,096 euro;
  • la quota oraria della tredicesima è di (8 euro + 1,096 euro)/12 = 0,758 euro;
  • la retribuzione oraria effettiva è quindi di 8 euro + 1,096 euro + 0,758 euro = 9,85 euro;

La retribuzione oraria effettiva dei lavoratori domestici va sempre indicata, anche se si versa il contributo corrispondente alla quarta fascia. Se l’orario di lavoro è inferiore a 24 ore settimanali, il contributo orario è calcolato in base a tre diverse fasce di retribuzione. Se l’orario di lavoro è di almeno 25 ore settimanali, il contributo è fisso per tutte le ore pagate.

Agevolazioni fiscali
Il datore di lavoro che assume un lavoratore domestico può consultare degli esempi di contributi in base alla retribuzione oraria e informarsi sulle agevolazioni fiscali che gli spettano.

Lavoro nero: le sanzioni
L’impiego di lavoratori domestici che non risulti da scritture o da altra documentazione obbligatoria è punito, per ciascun lavoratore in nero, con l’applicazione di sanzioni civili e delle sanzioni amministrative pecuniarie.

La mancata comunicazione all’Inps l’assunzione dei lavoratori domestici, la sanzione amministrativa va da un minimo di 200 a un massimo di 500 euro. Per la mancata iscrizione all’Inps, scatta poi la cosiddetta maxi-sanzione che va da 1.500 euro a 12.000 euro, maggiorata di 150 euro per ciascuna giornata di lavoro effettivo.

In particolare, le sanzioni previste attualmente sono:

  • da 1.500 a 9.000 euro, se il lavoratore è stato impiegato per 30 giorni effettivi;
  • da 3.000 a 18.000 euro, se il lavoratore è stato impiegato da 31 a 60 giorni effettivi;
  • da 6.000 a 36.000 euro, se il lavoratore è stato impiegato per oltre 60 giorni effettivi.

Le sanzioni sono aumentate del 20% in caso d’impiego di lavoratori stranieri e minorenni; si tratta comunque di violazioni diffidabili, nel senso che se il datore di lavoro adempie alla diffida ed assume il lavoratore, le sanzioni sono fortemente ridotte.

Per quel che riguarda, infine, le sanzioni civili per il mancato versamento dei contributi all’Inps, sono dovute al tasso del 30% su base annua, calcolate sull’importo dei contributi evasi, con un minimo di 3.000 euro, indipendentemente dalla durata accertata del rapporto di lavoro. Quindi, ci si può ritrovare a versare 3.000 euro all’Inps anche per una sola giornata di lavoro nero.

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