Il ministero dell’Interno torna sull’applicazione pratica dell’attribuzione del doppio cognome. Dopo una prima circolare immediatamente a ridosso della sentenza 21 dicembre 2016 n. 286, con cui la Corte Costituzionale ha definito lesiva dei principi di eguaglianza e non discriminazione la norma che imponeva l’attribuzione automatica ed esclusiva del solo cognome paterno, sono iniziate le domande in merito alle modalità operative e ai confini normativi da tener presenti nel momento in cui si proceda ad attribuire congiuntamente il cognome del padre e della madre.

Il dato di fatto
Dopo la sentenza, i genitori possono scegliere di attribuire al proprio figlio entrambi i cognomi sia nel caso di un figlio nato all’interno del matrimonio, sia nel caso di una coppia non coniugata.

La scelta deve essere proposta all’ufficiale di stato civile nel momento in cui si rende la dichiarazione di nascita. Una volta chiuso l’atto, infatti, ogni modifica del cognome si inserisce nell’ambito della disciplina autorizzatoria di cui agli articoli 89 e seguenti del Dpr n. 396/2000 e la richiesta deve essere quindi presentata al Prefetto che, seguendo le linee guida del ministero dell’Interno, dovrà avallare la domanda o rigettarla.

Le indicazioni del Viminale
A questo proposito, la Direzione centrale per i Servizi Demografici ha diramato la circolare n. 1433/2017, continuazione logica del primo provvedimento del 19 gennaio scorso.

Il primo dubbio ad essere dissipato dal Ministero riguarda l’eventualità sia necessario presentarsi con una prova dell’accordo con la madre nel caso in cui sia solo il padre a rendere la dichiarazione di nascita. La soluzione arriva dal fatto che nell’ordinamento dello stato civile le formalità che sorreggono il legittimo operare degli uffi sono esclusivamente quelle poste da apposite fonti di settore (Codice civile, Regolamento di cui al Dpr n. 396/2000, Dm Interno 5 aprile 2002): non esistono disposizioni normative che prevedano oneri documentali ulteriori rispetto a quelli usuali e quindi non serve alcuna dichiarazione sottoscritta dalla madre a prova dell’avvenuto accordo. D’altra parte, la stessa disciplina di attribuzione del nome al nuovo nato fa perno sull’accordo tra i genitori, presunto e non da provare davanti all’ufficiale di stato civile.
Diverso il caso in cui la madre non voglia comparire nella dichiarazione di nascita: in quel caso la presunzione volge nel senso di una volontà contraria all’attribuzione del proprio cognome al neonato.

Ordine prego
Le problematiche emerse entrano più nel dettaglio e il Viminale, in attesa di «auspicati interventi del legislatore», ha fornito delle indicazioni anche alla luce della pronuncia costituzionale. Ecco allora che la trasmissione del cognome materno, sulla base dell’«anche» nella pronuncia, può essere unicamente posto dopo il cognome paterno e non può in alcun modo essere troncato. Questo significa che il figlio di Mario Rossi e Anna Verdi potrà avere come cognome Rossi Verdi ma non Verdi Rossi, né tantomento essere tronco.

Adozione e co
L’attribuzione «anche» del cognome materno in materia di adottabilità va esattamente riportata durante la trascrizione.

Lancette d’orologio
L’ultimo punto dell’elenco dedicato all’applicabilità delle nuove disposizioni apre alla definizione del momento in cui esse entrano in valore.
Nello specifico, possono riportare entrambi i cognomi gli atti formati dopo il 29 dicembre 2016.

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