In attesa di sapere se presto o tardi il riscatto della laurea sarà gratuito per tutti come proposto dal coordinamento #Riscattalalaurea (che punta ad ottenere una legge che riconosca gratuitamente i contributi relativi al percorso di studi universitari per tutti i laureati italiani e continua a fare proseliti su Facebook), può essere molto utile consultare l’ultima guida/vademecum sulla convenienza o meno dell’operazione di riscatto della laurea pubblicato dalla Fondazione Consulenti del Lavoro.

Come funziona oggi
Il riscatto della laurea permette all’ex-studente universitario di poter includere la propria carriera di studio dentro i requisiti per la pensione. Il costo del riscatto è spesso alto e di frequente si può essere in dubbio se conviene o meno farne richiesta. L’importo esatto del costo per riscattare la laurea, fra l’altro, con il passare del tempo aumenta sempre più. Il modo più conveniente è quello di inviare la richiesta all’Inps, il prima possibile.

Chi può riscattare la laurea
Possono riscattare la laurea i lavoratori dipendenti iscritti all’assicurazione generale obbligatoria (il Fondo Pensione Lavoratori Dipendenti), ai fondi esclusivi e sostitutivi (come la Gestione ex INPDAP confluita in INPS dal 2012), alle gestioni speciali dei lavoratori autonomi (Artigiani e Commercianti) e alla gestione separata.

Dal 1° gennaio 2008 il riscatto può essere chiesto anche da sogetti inoccupati attraverso il pagamento di un importo stabilito forfettariamente.

Cosa si può riscattare
Sono oggetto di riscatto ex art. 2 del d.lgs. 184/1997 gli anni della sola durata legale del corso di studi di laurea. Nel caso di una laurea triennale in Economia, ad
esempio, se il soggetto richiedente ha impiegato 4 anni a conseguire il titolo di studio, solo i primi tre anni saranno riscattabili. Il periodo riscattabile sarà considerato sempre al netto di eventuali periodi contemporanei già coperti di contribuzione (es. lavoro part-time contestuale alla laurea o contemporaneo al servizio militare).

Chi richiede il riscatto potrà frazionare il periodo, riscattandone anche solo una parte, pagando un onere riproporzionato rispetto alle effettive settimane contributive riscattate.

titoli ammessi a riscatto, a condizione che siano stati conseguiti dal richiedente, sono:

  • laurea a ciclo unico, vecchio ordinamento (es. 4 anni Laurea in Giurisprudenza);
  • laurea triennale;
  • laurea specialista o magistrale (2 anni);
  • laurea magistrale a ciclo unico (es. 5 anni LMCU in Giurisprudenza);
  • diploma di specializzazione per studenti laureati (es. scuole di specializzazione medica);
  • diploma accademico di primo, secondo livello e specializzazione; diploma accademico di formazione alla ricerca;
  • titoli di alta formazione artistica e musicale (es. accademia di belle arti);
  • dottorato di ricerca.

Quanto costa
Il costo derivante dal calcolo del riscatto della laurea non è fisso, ma cambia in base all’ammontare dell’assegno del lavoratore, cioè dipende dallo stipendio percepito al momento della domanda. Va anche considerato come la richiesta possa essere inviata anche da inoccupati che non abbiano iniziato l’attività lavorativa e non risultino iscritti ad alcuna forma obbligatoria di previdenza.

Esempio classico: impiegato di 30 anni con reddito annuo di 25 mila euro. Il riscatto della laurea costerebbe 8250 euro per ogni anno di riscatto, ovverosia 33 mila euro per lauree quadriennali e 41.250 per quelle quinquennali. Se lo stesso impiegato chiedesse però all’INPS il riscatto prima della pensione, allora il costo raddoppierebbe.

Convenienza
Ma allora come faccio a sapere se mi conviene no il riscatto della laurea? Prima di tutto bisogna tenere presente che dal 2008 è attiva la possibilità di rateizzare l’onere del riscatto in un massimo di 120 rate mensili distribuite su 10 anni senza nessun aggravio di interessi.

Sul costo effettivamente sostenuto, invece, dipende dal regime fiscale applicabile all’onere sostenuto dal richiedente: la valutazione della convenienza fiscale dipenderà, quindi, anche dalla previsione reddituale dell’assicurato, sia nella scelta del numero di anni in cui spalmare l’importo rateale sia nella previsione di anni con “picchi di reddito”, a condizione che questo sia abbattibile dall’onere.

Scarica la guida completa della Fondazione Consulenti del Lavoro

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